Downtown Design
redazione 11/07/2018

Mario Ferrarini: io ascolto

Pragmatico e visionario, teatrale ma discreto, brand e marketing oriented. Sono molte le definizioni che gli sono state date. Ma il designer comasco, classe 1978, dice di avere un solo asso nella manica: prestare orecchio

Tre aggettivi per descrivere la tua progettualità.
Sinergica, seduttiva, senza tempo.

Ce li spieghi?
L’idea è un elemento che migra con il cliente verso un mercato. La sinergia tra designer e azienda è l’elemento principale e fa parte del progetto.
I prodotti devono sedurre. L’estetica, i dettagli, le tecnologie, i materiali, le soluzioni, le foto, il rapporto con lo scenario devono dare come risultante un prodotto che affascini il pubblico. Anche questo fa parte del progetto.
Senza tempo è una bella speranza sempre…

Che iter progettuale segui?
L’approccio classico: schizzi, ricerca, dettagli, rendering, modelli, cliente. Il processo può anche essere letto al contrario.

Spazi dagli elementi d’arredo agli accessori, dagli elettrodomestici sino alle pompe d’erogazione della birra. Qual è il principio creativo che sta alla base di tutto?
Trovo necessario partire sempre dal medesimo semplice principio, sia nell’atto creativo che nelle relazioni con i clienti, e consiste nel mantenere sempre una lucida predisposizione all’ascolto.

Ciascun cliente comunica un linguaggio, una filosofia aziendale, delle prerogative e delle competenze, obiettivi di mercato ma anche desideri. Dal canto nostro, abbiamo la possibilità di intervenire su queste leve attraverso l’ideazione di nuove soluzioni, di prodotto ma anche di processo, che corrano sui binari stabiliti o che ne definiscano, molto spesso, di nuovi. Un progetto non è, quindi, un disegno con caratteristiche puramente estetiche che accolga più o meno consensi. È l’obiettivo che considera analiticamente i differenti aspetti, che siano essi orientati maggiormente verso risultati commerciali o improntati sulla comunicazione dell’identità aziendale.

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Reyvarsur Tukuur, design Mario Ferrarini


Hai una preferenza tipologica?
Fin dai tempi universitari, i temi che mettono in relazione funzionalità e benessere attorno all’ambiente bagno mi hanno sempre affascinato, e rimangono tutt’oggi un elemento importante del lavoro dello studio. Ma non solo. Sono incuriosito da ciò che esula apparentemente dal mondo dell’arredo. Esempi come i progetti per Franke o la rubinetteria per la spillatura della birra realizzata con il partner spagnolo Reyvasur, o ancora i camini modulari di Antoniolupi raccontano come si possa pensare a soluzioni innovative senza per forza aver effettuato uno studio tipologico precedente. In questo, devo dire che l’assenza di conoscenza riguardo certe tematiche – con la padronanza su come convogliarla verso il progetto – può portare a risultati molto interessanti.

Recentemente, come studio stiamo consolidando collaborazioni importanti e ampliando gli orizzonti con partner del settore del mobile come Desalto e DeSede all’ultimo Salone del Mobile. Ci stiamo muovendo verso settori legati al prodotto, augurandoci di crescere costantemente e definire comparti dedicati che possano tra di loro generare sinergie.

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Franke Crystal Line, design Mario Ferrarini

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Antoniolupi Skema, design Mario Ferrarini


Con quali materiali ami lavorare e perché?
Con DeSede abbiamo realizzato una collezione di divani lavorando moltissimo sulle ultime tecnologie riguardanti le gomme. Congiuntamente, con un partner abbiamo riprogettato credo almeno dieci volte la costruzione di ogni singolo cuscino. Complice la ricerca continua del dettaglio e delle proporzioni, siamo riusciti ad ottenere un divano estremamente confortevole realizzato interamente in gomma, inaspettatamente privo di piume ma con il tipico aspetto che solo la piuma riesce a concedere.

Ci piace lavorare con molti materiali, consapevoli che, in un mercato così fortemente competente e competitivo, debba essere necessariamente importante da parte delle aziende investire nelle tecnologie. Tutto ciò richiede un grande sforzo, ma consente la riproducibilità in serie e risultati in termini di prezzo competitivo.

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DS 610 DeSede, design Mario Ferrarini


Hai collaborato con aziende italiane e straniere, quali le differenze e gli insegnamenti da entrambe?
In linea generale non esistono differenze nel momento in cui c’è un dialogo e questo dialogo porta a risultati gratificanti per entrambi. Allo stesso tempo, tutte le aziende sono differenti tra loro indipendentemente da Paese e lingua.

Parlaci delle aziende con cui hai collaborato ultimamente, quali sono le novità di prodotto?
Con Desalto, importante collaborazione di quest’anno, abbiamo sviluppato una collezione di tavoli ‘risolvendo’ l’angolo con un approccio legato sempre alla riduzione formale, ma che paradossalmente si avvicina ad un’ottica decorativa. La giunzione che avviene tra il traverso e le gambe diviene il nodo progettuale, tutt’altro che semplice da risolvere per via delle sezioni ridotte, che ne definisce l’identità e la riconoscibilità in un mercato florido di proposte.

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Desalto Beam, design Mario Ferrarini

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Desalto Beam, design Mario Ferrarini

Siamo entusiasti ancor di più per la serie Myg. Collezione in tre altezze di sgabelli impilabili dalla singolare forma triangolare che stupisce per l’incredibile comfort, proprio per via della corretta distribuzione del peso del corpo. Un prodotto anche questo riconoscibile, funzionale, industriale quanto armonico nella sua lettura grafica. Un pezzo che identifica molto la nostra visione progettuale.

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Desalto MYG, design Mario Ferrarini

Il 2018 è stato un anno fondamentale grazie anche allo storico partner Antoniolupi, con il quale abbiamo realizzato Atelier: un sistema universale, un mobile che si fonda sul principio della libertà, per il cliente e l’architetto, di creare combinazioni diverse grazie all’utilizzo di pochissimi elementi. Un programma ampio e articolato che rientra a pieno diritto nella logica aziendale della massima personalizzazione.

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Antoniolupi Atelier, design Mario Ferrarini

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